Chineasy: il cinese a portata di tutti

Confesso di avere tra i sogni nel cassetto quello di imparare la lingua cinese. E’ uno di quei progetti per cui ci vorrebbe almeno un anno sabbatico e tanta tanta determinazione 🙂

Durante il suo anno sabbatico la taiwanese Shao Lan ha concepito un progetto allo scopo di insegnare a chiunque a comprendere facilmente gli ideogrammi cinesi.

Il metodo di apprendimento si basa sull’associazione di ogni ideogrammo con l’immagine/l’oggetto che rappresenta e da qui tutte le parole composte e derivate da esso.

In questo video la stessa Shao Lan spiega alcuni ideogrammi.

Inutile dire che mi sono iscritta subito al suo sito e aspetto con ansia una nuova lezione! 🙂 Leggi il seguito di questo post »

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La politica si fa sul web

Visto che siamo in tema di elezioni e questa domenica ci saranno le primarie del pd mi sembra giusto sottolineare come nell’ultimo anno siano cresciute le forme di partecipazione ed espressione politica online.

Al di là dei grandi partiti che investono ampi budget in campagne di brand reputation e visibilità sul web. Sono gli stessi cittadini che fanno sentire la propria voce ed esprimono opinioni, preferenze, fanno sondaggi e ovviamente giudicano l’operato degli amministratori locali e nazionali.

Alcuni esempi?

BachecaPolitica: un sito nato allo scopo di tenere monitorate le promesse dei nostri politici. Perchè in campagna elettorale è facile promettere interventi sulle pensioni, tagli alle tasse, nuovi posti di lavoro,… ma poi quanti impegni presi vengono portati a termine?

Quale partito promette di meno ma mantiene di più? E quanti giorni ci vogliono per fare fede ad un impegno preso?

Queste e altre interessanti informazioni vengono raccolte dallo staff di BachecaPolitica.

Ecco due promesse da tenere d’occhio 😉

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ICasta: per smartphone c’è invece la app che raccoglie tutti i nostri politici, compresi di biografie e curriculum, e grazie ai voti e ai commenti degli utenti, permette di avere una classifica sempre aggiornata delle preferenze.

Chi è il preferito dagli italiani?

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Psicologia e fiducia: le cerchie sociali come strumento al servizio del business

Ho da sempre un debole per gli argomenti socio-psicologici e mi affascinano i principi della psicologia applicati alla vita di tutti i giorni.

Se non l’avete mai letto vi consiglio per esempio il best seller di Dan ArielyPredictable Irrationally” oppure vi invito a scoprire “The art of persuasion” di Robert Cialdini.

Sono due libri che ho letto qualche anno fa e mi hanno aiutato a capire molte cose della natura umana e delle scelte che compiamo, soprattutto quelle meno consapevoli.

Settimana scorsa ho letto poi “Grouped” di Paul Adams; un testo questo certamente piu’ umile rispetto a quelli citati in precedenza che pero’ mi ha aperto gli occhi su molte dinamiche della socialita’ in rete e su come certi schemi di fiducia e reciprocita’ tipici del mondo off-line si stiano infiltrando anche nel web.

Il tema per me piu’ interessante e’ quello dell’evoluzione dell’ambiente di internet da strumento costruito intorno ad aziende e prodotti, ad ambiente vivo, popolato da moltissime persone che si confrontano, si conoscono e si influenzano le une con le altre finendo per lasciarsi sempre meno vincolare dai messaggi pubblicitari tradizionali. Piuttosto, come nella realta’ off-line, stabiliscono le proprie scelte di consumo sulla base delle informazioni che ricevono dalle proprie cerchie di fiducia (e non dagli influencers come tanti credono!).

Se si fa proprio questo nuovo concetto si comprende come anche le strategie di aziende e business devono evolversi e uscire dall’approccio frontale comune.

Un bell’esempio che anche Paul Adams cita e’ quello di Etsy: un e-commerce di oggetti di artigianato dove utenti vendono ad altri utenti (stile ebay). Etsy ha aggiunto la funzione “find a gift” (ancora beta) che consente di sincronizzare il proprio profilo Facebook con il sito che cosi’ mostra delle idee regalo per i propri contatti in base alle informazioni che essi hanno condiviso sul proprio profilo (non solo eta’ o sesso ma anche le proprie fan page, i gruppi a cui si e’ iscritti, etc…).

Questa piccola applicazione da’ spazio a un’infinita’ di possibilita’ di sfruttare i profili sociali che un utente ha creato per integrare e dare valore aggiunto a moltissimi altri prodotti e servizi che da soli non avrebbero le forze e le energie per crearsi una community cosi’ numerosa, profilata e interlinkata al suo interno.

Un ultimo spunto: i servizi di carsharing/carpooling sono in crescita ma la crescita e’ molto lenta e principalmente per una grossa barriera: la fiducia! Uno dei grossi limiti di questi servizi e’ che si fa fatica ad ottenere informazioni sulla persona con cui si condividera’ il viaggio e dunque ad ottenere il livello di fiducia necessario a chiudere l’accordo.

Ma se la persona con cui dovro’ condividere il viaggio fosse un amico di un mio amico? Se io potessi sincronizzare il mio profilo Facebook con il servizio di carsharing e scoprire che la persona che offre il passaggio e’ un mio contatto di terzo livello (amico di amico) sarei un po’ piu’ fiduciosa o no? Per non parlare del fatto che proprio l’amico che abbiamo in comune potrebbe garantire per entrambi… Nel mondo dell’off-line queste cose avvengono tutti i giorni in maniera totalmente naturale ed e’ grazie a questi meccanismi che le cerchie della fiducia nascono, si allargano, si modificano e si rinforzano.

Tocca a voi ora immaginare tutti i potenziali servizi in cui la rete dei social puo’ aiutare ad abbattere le barriere all’utilizzo e creare fiducia tra gli utenti! 🙂


Zipments e tutte quelle belle idee che in Italia non vengono ascoltate

Dopo un po’ di giorni di assenza su questo blog, ritorno con un post di sfogo.
Non voglio far polemica ma ancora una volta ho avuto la prova di come questo Paese sia inadatto per fare innovazione, essere creativi e di conseguenza non sia possibile nemmeno fare business.
Di storie di fuga di cervelli ed economia bloccata ne sono pieni i giornali ma per una volta posso testimoniarlo in prima persona e confermare che è tutto vero: l’Italia è un Paese per raccomandati e figli di papà, chi ha delle buone idee deve emigrare se vuole svilupparle.
Stamane navigando ho trovato questo sito, appena nato negli Stati Uniti: www.zipments.com che si propone come una piattaforma di social courier ossia come un sistema alternativo alla posta tradizionale dove chiunque può essere il “trasportatore” e ricevere un compenso in cambio.
Bene, esattamente un anno fa io e altri 3 ragazzi (Attilio, Elisa e Cesar) abbiamo presentato il medesimo progetto alla Start Cup Piemonte chiamandolo “Sokku”.
Abbiamo fornito tutta la documentazione necessaria, il business plan, l’analisi di mercato e uno studio sulla fattibilità tecnica del progetto nonchè tutte le implicazioni legali e di sicurezza che un servizio come questo comportava (e le soluzioni).
Il comitato esaminatore del progetto (promosso dall’incubatore di imprese del Politecnico di Torino) ci disse che l’idea era buona e ne avremmo potuto parlare con i loro esperti per approfondirla.
Questo esattamente un anno fa.
Da allora nonostante le nostre mail per fissare un incontro, non ci hanno più dato risposta e altri progetti sono stati premiati alla Start Cup e hanno avuto accesso ai finanziamenti.
Ora le domande che mi pongo sono queste:
– perchè in Italia Sokku non è stato considerato valido?
– forse è stato considerato troppo innovativo per il nostro Paese?
– quante altre idee di giovani italiani vengono scartate o sottovalutate da chi deve sostenere i progetti di innovazione?
– dobbiamo necessariamente emigrare per essere ascoltati?


Gobble – come al ristorante ma a casa tua!

Come sempre le migliori idee arrivano prima negli States che da noi…
Gobble per esempio è una piattaforma on-line per la vendita di cibo cucinato in casa.
I cuochi possono creare la propria vetrina di cibi e offrirli a famiglie ed aziende che abitano nei dintorni di casa propria.
I clienti possono dunque trovare cibi freschi e di primissima qualità cucinati dai migliori chef e gustarli comodamente a casa propria.
Per ora appunto il servizio è disponibile solo per la Bay Area sulla West Coast ma l’idea è sicuramente innovativa e soprattutto replicabile anche in altre aree metropolitane, anche italiane…


Fare shopping di prodotti naturali sul web

Un sito di e-commerce per prodotti naturali?

 

Detergenti, vestiti, confetture, oggetti fatti a mano, qualsiasi cosa; l’importante è che tutti i prodotti rispettano poche e semplici regole che ne certifichino la provenienza e il processo di produzione.

Questo è Abe’s Market, un on-line marketplace che connette acquirenti alla ricerca di prodotti naturali con persone che li producono. In questo modo anche i piccoli produttori possono ottenere visiblità e vendere i propri prodotti on-line e i consumatori possono scegliere tra una vasta gamma di prodotti naturali imparando direttamente dalle parole dei creatori la storia dietro ogni oggetto. Tutto in un unico posto.

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RockMelt – quando il browser incontra il social

La fusione tra social network e browser di navigazione non poteva farsi attendere ancora molto.
RockMelt è un nuovo browser costruito attorno all’idea moderna di navigazione e condivisione del web.

In primis, l’autenticazione avviene tramite il proprio account di Facebook e quindi anche le proprie scelte di navigazione, i siti visitati, i preferiti possono essere condivisi ma soprattutto la propria “browser experience” rimane profilata e backuppata on-line così da essere accessibile da qualcunque pc, da qualsiasi device e in qualunque momento.
In effetti IE, Firefox o il più giovane Chrome, poco si inseriscono nella nuova sharing economy anche se sempre più spesso alcuni servizi offrono dei pulsanti o delle applicazioni speciali da aggiungere alla barra del browser tradizionale.
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