Spreading Knowledge and Educate: Coursera

Ecco un nuovo progetto da top 10 🙂
Sicuramente Coursera è uno dei progetti più rivoluzionari e di qualità in ambito educativo in circolazione.
Si tratta di una piattaforma di e-learning con decine di corsi universitari tenuti da professori di grandi università da tutto il mondo (19 le università che hanno aderito, soprattutto americane tra cui Princeton e Stanford).
Come veri e propri corsi accademici, i professori forniscono un programma delle lezioni, i materiali e le letture consigliate oltre ad esercizi ed assignment da svolgere di volta in volta.
Se quindi gli alunni virtuali seguiranno tutte le lezioni e svolgeranno tutti i compiti assegnati potranno accedere all’esame finale e ricevere un certificato di frequenza firmato dal docente.
Il progetto come spiega Daphne Koller (una dei fondatori) in un intervento al Ted ha nobili ambizioni e vuole diffondere conoscenze specialistiche e tecniche tra coloro che non possono permettersi i costi di un corso universitario (che in America stanno raggiungendo livelli proibitivi per una sempre più ampia fetta di popolazione) o vivono in paesi ancora in via di sviluppo.

Naturalmente ancora non è possibile ottenere una laurea seguendo questi corsi on-line ma gli accordi che Coursera sta chiudendo con sempre più università testimoniano la volontà di fornire video e materiali di qualità agli alunni virtuali.
Spreading knowledge è uno dei tanti effetti che il web offre e che ha potenzialità di diffusione, crescita e conoscenza che valgono davvero la pena di essere sfruttate.
E’ questo il principio anche di un piccolo blog come questo che raccoglie e condivide idee, progetti e servizi utili. 🙂


Mi affitti l’auto? GetAround!

Un’idea su cui sono rimasta parecchio a riflettere e ancora non so rispondermi alla domanda: può funzionare? Ma io lo farei?
Si tratta di GetAround, un servizio di car sharing peer to peer che offre la possibilità di affittare la propria auto alla community di iscritti al sito.
In questo modo se si possiede un’auto e la si usa poco o solo in alcuni periodi dell’anno/della giornata si può decidere di affittarla per una tariffa oraria a chiunque la necessita per lavoro, vacanza o per spostamenti imprevisti.
Il principio alla base di un progetto come GetAround è geniale e basato sul concetto “io ho una cosa che non uso appieno perciò la dò in locazione a chi ne ha bisogno monetizzando il mio bene”.
Non si tratta quindi di solidarietà o di fare la carità ma di sfruttare il potenziale di un bene tra proprietario e usufruttuari.
La prima immagine che mi è venuta in mente pensando ai possibili vantaggi di questo servizio è quando si va in un’altra città per un breve periodo e anzichè affittare un’auto dagli autonoleggi o prendere un taxi ci si potrebbe rivolgere a un privato che ad un prezzo inferiore può lasciarci la sua auto per il tempo necessario.
Oppure, sempre nelle grandi città, se non si usa l’auto per andare al lavoro e quindi non la si possiede si può avere bisogno di una macchina per andare a far la spesa o per recarsi in un centro commerciale…. o ancora penso a tutti quelli come me che vanno al lavoro in macchina e lasciano l’auto 9 ore in strada inutilizzata… perchè non affittarla a qualcuno che abita nella zona e deve recarsi fuori città in giornata o ha una visita in ospedale?
E fin qui solo vantaggi ma poi si pensa: e se fa un’incidente con la mia macchina? E’ vero che se si effettua la transazione tramite il sito si ha anche un’assicurazione sul veicolo se guidato da un nuovo conducente però il danno comunque rimane con i conseguenti sbatti dal meccanico…
E poi ci sono sempre i dubbi legati a quello che il locatario potrebbe fare sulla nostra macchina o con essa…. se la usa per una rapina? e se la usa per andare in camporella? …
Forse basterebbe soltanto diminuire un po’ il senso di proprietà che ci lega agli oggetti e vederli solo per ciò che sono e per lo scopo a cui servono…


Yelp e Foodspotting: le socialguide locali

Vorrei segnalare due servizi veramente utili e (incredibile ma vero!) attivi anche qua in Italia.
Si tratta di Yelp e di Foodspotting.
Il primo è un grande aggregatore di opinioni su piccoli business e servizi locali: dentisti, parrucchieri, elettricisti, idraulici, albergatori, etc…
E’ nato nel 2004 e negli Stati Uniti ha avuto un grande successo accumulando nel tempo 22 milioni di recensioni su piccoli business locali.
Il servizio si sta diffondendo anche in Italia ed è già possibile leggere qualche recensione per servizi nelle grandi città.

 

Foodspotting invece è molto simile a Yelp come filosofia ma si concentra su una nicchia nel panorama delle recensioni: la ristorazione.
L’invito che viene fatto agli utenti è quello di recensire i piatti proposti dai ristoranti in cui si recano suggerendo il piatto migliore, il preferito. L’impostazione del sito è quindi positiva: non critiche negative ma promozione del cibo più buono assaggiato in un locale.
Come si cita in home page “persino un ristorante a una stella può cucinare un piatto buonissimo per cui valga la pena andarci”.
Foodspotting è sicuramente più innovativo ed accessibile rispetto a Yelp; è disponibile infatti sul web e ha un’applicazione per i più diffusi dispositivi mobili (IPhone, Windows, Android e Blackberry). Il numero di utenti è in continua crescita, anche grazie all’integrazione con Facebook per il login.

What is Foodspotting? from Foodspotting on Vimeo.

Yelp e Foodspotting: due servizi che sembrano in competizione ma che allo stesso tempo potrebbero convivere tranquillamente andando a coprire utenti con esigenze diverse.

Terracycle: niente e’ perduto!

Vi sono rumours che stia per arrivare in Italia e in Europa TerraCycle.
Per chi non la conoscesse TerraCycle è un’azienda di Trenton (nello stato di New York) fondata nel 2001 da Tom Szaky, un ventenne di Princetown con il sogno di creare nuovi prodotti da ciò che tutti gli altri quotidianamente scartano.
Iniziando col produrre fertilizzante, Terracycle è passata alle borse, giocattoli, articoli per la scuola e l’ufficio, orologi e attrezzi da giardino.
La materia prima per la produzione di questi oggetti viene fornita direttamente dai consumatori che sono invitati a selezionare la propria spazzatura e ad inviarla gratuitamente all’azienda, ricevendo in alcuni casi anche un guadagno per ogni pezzo inviato (da $0,02 a $5,00).
Sul sito è consultabile la lista dei prodotti accettati, e sono davvero tanti!
Ci sono i sacchetti delle patatine, le confezioni di dentifricio Colgate, i tappi di sughero, i cartoni di succo di frutta, i cellulari, i pc e persino le infradito!
Per ogni categoria è indicato l’ammontare di dollari che si possono guadagnare e i punti di raccolta o le modalità di spedizione degli oggetti.
Io spero davvero che TerraCycle sbarchi presto in Europa o che almeno qualche imprenditore nostrano decida di intraprendere lo stesso business anche da noi.

RockMelt – quando il browser incontra il social

La fusione tra social network e browser di navigazione non poteva farsi attendere ancora molto.
RockMelt è un nuovo browser costruito attorno all’idea moderna di navigazione e condivisione del web.

In primis, l’autenticazione avviene tramite il proprio account di Facebook e quindi anche le proprie scelte di navigazione, i siti visitati, i preferiti possono essere condivisi ma soprattutto la propria “browser experience” rimane profilata e backuppata on-line così da essere accessibile da qualcunque pc, da qualsiasi device e in qualunque momento.
In effetti IE, Firefox o il più giovane Chrome, poco si inseriscono nella nuova sharing economy anche se sempre più spesso alcuni servizi offrono dei pulsanti o delle applicazioni speciali da aggiungere alla barra del browser tradizionale.
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La nuova “sharing economy”

Oggi navigando qua e là ho trovato questo interessante documento di Latitude, una società di consulenza e ricerca, specializzata in comunicazione e condivisione attraverso applicazioni web-based.

[L’intero documento e’ disponibile a questo link]

Si tratta di uno studio su come la società di oggi stia cambiando evolvendosi verso una sempre maggiore condivisione di beni e spazi.

Dalla tecnologia, il Web e il mobile, che aiuta non solo la condivisione di informazioni online ma anche il contatto tra individui con bisogni simili che proprio perchè già abituati all’online sharing sono più propensi ad avvicinarsi alla condivisione offline. Passando per le community che hanno rotto alcune barriere di fiducia tra estranei e hanno aumentato l’apertura alla condivisione di attività socialmente responsabili come le raccolte firme, i sit in organizzati attraverso facebook, la diffusione dei disastri ambientali e la mobilitazione di un gran numero di persone utilizzando blog e social networks.
Infine un ruolo importante in questo avvicinamento alla “sharing economy” è stato giocato dalla crisi globale che ha ridotto il livello di benessere di molti cittadini  facendo riscoprire i valori della condivisione, del “non sprecare” e allo stesso tempo ha aperto gli occhi su quali siano gli effetti della troppa sete di profitto e su come le regole dell’economia adottate fino ad oggi necessitino di un rinnovamento.

Il pensiero individualista non può più essere il fattore guida delle scelte degli individui ma nel nuovo millenio il “saving money” deve andare insieme al “good for society” riflettendo la “we + me” mentality dei Millenians.
Naturalmente non mancano le opportunità di business in questa nuova economia della condivisione. In particolare le aree da esplorare sono quelle dove non ci sono ancora molti servizi disponibili oppure dove un gran numero di persone stanno facendo una condivisione non organizzata o non condividono per nulla ma sono potenzialmente interessate a farlo. Ad esempio i trasporti, oggetti di uso non quotidiano o spazi fisici.
Di seguito un grafico tratto dallo studio in cui si illustrano proprio le opportunita’ che la sharing economy offre.

Opportunities from sharing economy