La politica si fa sul web

Visto che siamo in tema di elezioni e questa domenica ci saranno le primarie del pd mi sembra giusto sottolineare come nell’ultimo anno siano cresciute le forme di partecipazione ed espressione politica online.

Al di là dei grandi partiti che investono ampi budget in campagne di brand reputation e visibilità sul web. Sono gli stessi cittadini che fanno sentire la propria voce ed esprimono opinioni, preferenze, fanno sondaggi e ovviamente giudicano l’operato degli amministratori locali e nazionali.

Alcuni esempi?

BachecaPolitica: un sito nato allo scopo di tenere monitorate le promesse dei nostri politici. Perchè in campagna elettorale è facile promettere interventi sulle pensioni, tagli alle tasse, nuovi posti di lavoro,… ma poi quanti impegni presi vengono portati a termine?

Quale partito promette di meno ma mantiene di più? E quanti giorni ci vogliono per fare fede ad un impegno preso?

Queste e altre interessanti informazioni vengono raccolte dallo staff di BachecaPolitica.

Ecco due promesse da tenere d’occhio 😉

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ICasta: per smartphone c’è invece la app che raccoglie tutti i nostri politici, compresi di biografie e curriculum, e grazie ai voti e ai commenti degli utenti, permette di avere una classifica sempre aggiornata delle preferenze.

Chi è il preferito dagli italiani?

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Spreading Knowledge and Educate: Coursera

Ecco un nuovo progetto da top 10 🙂
Sicuramente Coursera è uno dei progetti più rivoluzionari e di qualità in ambito educativo in circolazione.
Si tratta di una piattaforma di e-learning con decine di corsi universitari tenuti da professori di grandi università da tutto il mondo (19 le università che hanno aderito, soprattutto americane tra cui Princeton e Stanford).
Come veri e propri corsi accademici, i professori forniscono un programma delle lezioni, i materiali e le letture consigliate oltre ad esercizi ed assignment da svolgere di volta in volta.
Se quindi gli alunni virtuali seguiranno tutte le lezioni e svolgeranno tutti i compiti assegnati potranno accedere all’esame finale e ricevere un certificato di frequenza firmato dal docente.
Il progetto come spiega Daphne Koller (una dei fondatori) in un intervento al Ted ha nobili ambizioni e vuole diffondere conoscenze specialistiche e tecniche tra coloro che non possono permettersi i costi di un corso universitario (che in America stanno raggiungendo livelli proibitivi per una sempre più ampia fetta di popolazione) o vivono in paesi ancora in via di sviluppo.

Naturalmente ancora non è possibile ottenere una laurea seguendo questi corsi on-line ma gli accordi che Coursera sta chiudendo con sempre più università testimoniano la volontà di fornire video e materiali di qualità agli alunni virtuali.
Spreading knowledge è uno dei tanti effetti che il web offre e che ha potenzialità di diffusione, crescita e conoscenza che valgono davvero la pena di essere sfruttate.
E’ questo il principio anche di un piccolo blog come questo che raccoglie e condivide idee, progetti e servizi utili. 🙂


La rivoluzione del take-away: Housebites!

Housebites è un servizio che arriva dal Regno Unito ed è una vera e propria rivoluzione del take away.
In realtà più che una rivoluzione è una semplificazione di un servizio che di solito è offerto da pochi e specializzati ristoranti e locali. Housebites va oltre e apre il take away direttamente agli chefs ampliando quindi la gamma di cibi disponibili e aprendo nuove possibilità di lavoro a chefs professionisti e non.

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Naturalmente gli chefs vengono selezionati dallo staff di Housebites e ogni cibo viene provato e può essere commentanto e votato dagli altri utenti così da garantire la qualità del servizio offerto.
Si può scegliere tra piatti cinesi, thailandesi, messicani, francesi, italiani, americani, inglesi, caraibici, persiani, vegetariani, etc… non solo la solita pizza o il giapponese come qua in Italia!
Non conosco le regolamentazioni per la distribuzione di alimenti e bevande in Inghilterra ma visto il successo e la diffusione che sta avendo Housebites deduco che siano più flessibili di quelle italiane e non deve essere difficile per qualcuno dotato di talento per la cucina organizzarsi dalla propria abitazione ed offrire i propri piatti porta a porta ai clienti. Oltretutto lo staff del sito, valutate le potenzialità di uno chef, lo assiste anche nell’avviamento del business e nell’organizzazione dell’attività.
Housebites è una piccola rivoluzione che in un momento di crisi può offrire lavoro a tante persone tagliando i costi di locazione e di personale e allo stesso tempo ampliare la varietà dell’offerta del cibo take away, molto diffuso soprattutto nelle grandi città.
Nd: da importare! 🙂


Psicologia e fiducia: le cerchie sociali come strumento al servizio del business

Ho da sempre un debole per gli argomenti socio-psicologici e mi affascinano i principi della psicologia applicati alla vita di tutti i giorni.

Se non l’avete mai letto vi consiglio per esempio il best seller di Dan ArielyPredictable Irrationally” oppure vi invito a scoprire “The art of persuasion” di Robert Cialdini.

Sono due libri che ho letto qualche anno fa e mi hanno aiutato a capire molte cose della natura umana e delle scelte che compiamo, soprattutto quelle meno consapevoli.

Settimana scorsa ho letto poi “Grouped” di Paul Adams; un testo questo certamente piu’ umile rispetto a quelli citati in precedenza che pero’ mi ha aperto gli occhi su molte dinamiche della socialita’ in rete e su come certi schemi di fiducia e reciprocita’ tipici del mondo off-line si stiano infiltrando anche nel web.

Il tema per me piu’ interessante e’ quello dell’evoluzione dell’ambiente di internet da strumento costruito intorno ad aziende e prodotti, ad ambiente vivo, popolato da moltissime persone che si confrontano, si conoscono e si influenzano le une con le altre finendo per lasciarsi sempre meno vincolare dai messaggi pubblicitari tradizionali. Piuttosto, come nella realta’ off-line, stabiliscono le proprie scelte di consumo sulla base delle informazioni che ricevono dalle proprie cerchie di fiducia (e non dagli influencers come tanti credono!).

Se si fa proprio questo nuovo concetto si comprende come anche le strategie di aziende e business devono evolversi e uscire dall’approccio frontale comune.

Un bell’esempio che anche Paul Adams cita e’ quello di Etsy: un e-commerce di oggetti di artigianato dove utenti vendono ad altri utenti (stile ebay). Etsy ha aggiunto la funzione “find a gift” (ancora beta) che consente di sincronizzare il proprio profilo Facebook con il sito che cosi’ mostra delle idee regalo per i propri contatti in base alle informazioni che essi hanno condiviso sul proprio profilo (non solo eta’ o sesso ma anche le proprie fan page, i gruppi a cui si e’ iscritti, etc…).

Questa piccola applicazione da’ spazio a un’infinita’ di possibilita’ di sfruttare i profili sociali che un utente ha creato per integrare e dare valore aggiunto a moltissimi altri prodotti e servizi che da soli non avrebbero le forze e le energie per crearsi una community cosi’ numerosa, profilata e interlinkata al suo interno.

Un ultimo spunto: i servizi di carsharing/carpooling sono in crescita ma la crescita e’ molto lenta e principalmente per una grossa barriera: la fiducia! Uno dei grossi limiti di questi servizi e’ che si fa fatica ad ottenere informazioni sulla persona con cui si condividera’ il viaggio e dunque ad ottenere il livello di fiducia necessario a chiudere l’accordo.

Ma se la persona con cui dovro’ condividere il viaggio fosse un amico di un mio amico? Se io potessi sincronizzare il mio profilo Facebook con il servizio di carsharing e scoprire che la persona che offre il passaggio e’ un mio contatto di terzo livello (amico di amico) sarei un po’ piu’ fiduciosa o no? Per non parlare del fatto che proprio l’amico che abbiamo in comune potrebbe garantire per entrambi… Nel mondo dell’off-line queste cose avvengono tutti i giorni in maniera totalmente naturale ed e’ grazie a questi meccanismi che le cerchie della fiducia nascono, si allargano, si modificano e si rinforzano.

Tocca a voi ora immaginare tutti i potenziali servizi in cui la rete dei social puo’ aiutare ad abbattere le barriere all’utilizzo e creare fiducia tra gli utenti! 🙂


L’evoluzione dei docs si chiama Workflowy

Una volta c’era il blocco note, poi è arrivato Word coi suoi font, le sue formattazioni… Google qualche hanno fa ha messo tutto nella cloud e così i nostri doc, excel, pp, etc… abbiamo iniziato ad aggiornarli da casa, da lavoro e in mobilità ma TUTTI hanno continuato a ragionare da macchine. Tutti hanno mantenuto l’impostazione che io chiamo “da bella copia” ossia puoi scrivere, modificare, tagliare e incollare ma devi avere bene in mente quale sarà la struttura del documento e hai sempre sott’occhio tutto quanto scrivi: titoli, sottotitoli e paragrafi.
Ma qualche giorno fa ho scoperto qualcosa di molto più evoluto dei tradizionali programmi di videoscrittura; si chiama Workflowy e per la prima volta ragiona proprio come me e mi fa fare la “brutta copia” di ciò che voglio scrivere, dandomi la possibilità di evolverla a poco a poco e farla diventare “bella copia” nello stesso documento.
Forse è un po’ contorta come spiegazione ma Workflowy ti permette di impostare un documento seguendo il flusso di idee che hai nella tua mente. Che significa? Significa che puoi inserire punto a punto i tuoi concetti, i sottoconcetti e decidere se espanderli con dei paragrafi o aggiungere delle note, segnare quali punti hai completato, quali sono incompleti. Spostare un concetto da un punto ad un altro semplicemente trascinandolo e scrivere un intero documento: un progetto, una relazione o perfino un libro.
Per me è stata una grande scoperta perchè mi ha permesso di replicare quello che di solito facevo su mille foglietti, liste, post-it con frecce, asterischi e note. Con Workflowy puoi gestire il flusso dei tuoi pensieri facilmente creando una vera e propria alberatura dei concetti: dal macro al micro.
Puoi pure decidere di creare un workflow condiviso e amici o colleghi possono apportare il loro contributo al documento; una funzionalità che ha già Google Docs ma che in Workflowy viene facilitata visivamente grazie ai “collapse”. Naturalmente… è tutto “on the cloud”! 😉



Mi affitti l’auto? GetAround!

Un’idea su cui sono rimasta parecchio a riflettere e ancora non so rispondermi alla domanda: può funzionare? Ma io lo farei?
Si tratta di GetAround, un servizio di car sharing peer to peer che offre la possibilità di affittare la propria auto alla community di iscritti al sito.
In questo modo se si possiede un’auto e la si usa poco o solo in alcuni periodi dell’anno/della giornata si può decidere di affittarla per una tariffa oraria a chiunque la necessita per lavoro, vacanza o per spostamenti imprevisti.
Il principio alla base di un progetto come GetAround è geniale e basato sul concetto “io ho una cosa che non uso appieno perciò la dò in locazione a chi ne ha bisogno monetizzando il mio bene”.
Non si tratta quindi di solidarietà o di fare la carità ma di sfruttare il potenziale di un bene tra proprietario e usufruttuari.
La prima immagine che mi è venuta in mente pensando ai possibili vantaggi di questo servizio è quando si va in un’altra città per un breve periodo e anzichè affittare un’auto dagli autonoleggi o prendere un taxi ci si potrebbe rivolgere a un privato che ad un prezzo inferiore può lasciarci la sua auto per il tempo necessario.
Oppure, sempre nelle grandi città, se non si usa l’auto per andare al lavoro e quindi non la si possiede si può avere bisogno di una macchina per andare a far la spesa o per recarsi in un centro commerciale…. o ancora penso a tutti quelli come me che vanno al lavoro in macchina e lasciano l’auto 9 ore in strada inutilizzata… perchè non affittarla a qualcuno che abita nella zona e deve recarsi fuori città in giornata o ha una visita in ospedale?
E fin qui solo vantaggi ma poi si pensa: e se fa un’incidente con la mia macchina? E’ vero che se si effettua la transazione tramite il sito si ha anche un’assicurazione sul veicolo se guidato da un nuovo conducente però il danno comunque rimane con i conseguenti sbatti dal meccanico…
E poi ci sono sempre i dubbi legati a quello che il locatario potrebbe fare sulla nostra macchina o con essa…. se la usa per una rapina? e se la usa per andare in camporella? …
Forse basterebbe soltanto diminuire un po’ il senso di proprietà che ci lega agli oggetti e vederli solo per ciò che sono e per lo scopo a cui servono…


Yelp e Foodspotting: le socialguide locali

Vorrei segnalare due servizi veramente utili e (incredibile ma vero!) attivi anche qua in Italia.
Si tratta di Yelp e di Foodspotting.
Il primo è un grande aggregatore di opinioni su piccoli business e servizi locali: dentisti, parrucchieri, elettricisti, idraulici, albergatori, etc…
E’ nato nel 2004 e negli Stati Uniti ha avuto un grande successo accumulando nel tempo 22 milioni di recensioni su piccoli business locali.
Il servizio si sta diffondendo anche in Italia ed è già possibile leggere qualche recensione per servizi nelle grandi città.

 

Foodspotting invece è molto simile a Yelp come filosofia ma si concentra su una nicchia nel panorama delle recensioni: la ristorazione.
L’invito che viene fatto agli utenti è quello di recensire i piatti proposti dai ristoranti in cui si recano suggerendo il piatto migliore, il preferito. L’impostazione del sito è quindi positiva: non critiche negative ma promozione del cibo più buono assaggiato in un locale.
Come si cita in home page “persino un ristorante a una stella può cucinare un piatto buonissimo per cui valga la pena andarci”.
Foodspotting è sicuramente più innovativo ed accessibile rispetto a Yelp; è disponibile infatti sul web e ha un’applicazione per i più diffusi dispositivi mobili (IPhone, Windows, Android e Blackberry). Il numero di utenti è in continua crescita, anche grazie all’integrazione con Facebook per il login.

What is Foodspotting? from Foodspotting on Vimeo.

Yelp e Foodspotting: due servizi che sembrano in competizione ma che allo stesso tempo potrebbero convivere tranquillamente andando a coprire utenti con esigenze diverse.