Psicologia e fiducia: le cerchie sociali come strumento al servizio del business


Ho da sempre un debole per gli argomenti socio-psicologici e mi affascinano i principi della psicologia applicati alla vita di tutti i giorni.

Se non l’avete mai letto vi consiglio per esempio il best seller di Dan ArielyPredictable Irrationally” oppure vi invito a scoprire “The art of persuasion” di Robert Cialdini.

Sono due libri che ho letto qualche anno fa e mi hanno aiutato a capire molte cose della natura umana e delle scelte che compiamo, soprattutto quelle meno consapevoli.

Settimana scorsa ho letto poi “Grouped” di Paul Adams; un testo questo certamente piu’ umile rispetto a quelli citati in precedenza che pero’ mi ha aperto gli occhi su molte dinamiche della socialita’ in rete e su come certi schemi di fiducia e reciprocita’ tipici del mondo off-line si stiano infiltrando anche nel web.

Il tema per me piu’ interessante e’ quello dell’evoluzione dell’ambiente di internet da strumento costruito intorno ad aziende e prodotti, ad ambiente vivo, popolato da moltissime persone che si confrontano, si conoscono e si influenzano le une con le altre finendo per lasciarsi sempre meno vincolare dai messaggi pubblicitari tradizionali. Piuttosto, come nella realta’ off-line, stabiliscono le proprie scelte di consumo sulla base delle informazioni che ricevono dalle proprie cerchie di fiducia (e non dagli influencers come tanti credono!).

Se si fa proprio questo nuovo concetto si comprende come anche le strategie di aziende e business devono evolversi e uscire dall’approccio frontale comune.

Un bell’esempio che anche Paul Adams cita e’ quello di Etsy: un e-commerce di oggetti di artigianato dove utenti vendono ad altri utenti (stile ebay). Etsy ha aggiunto la funzione “find a gift” (ancora beta) che consente di sincronizzare il proprio profilo Facebook con il sito che cosi’ mostra delle idee regalo per i propri contatti in base alle informazioni che essi hanno condiviso sul proprio profilo (non solo eta’ o sesso ma anche le proprie fan page, i gruppi a cui si e’ iscritti, etc…).

Questa piccola applicazione da’ spazio a un’infinita’ di possibilita’ di sfruttare i profili sociali che un utente ha creato per integrare e dare valore aggiunto a moltissimi altri prodotti e servizi che da soli non avrebbero le forze e le energie per crearsi una community cosi’ numerosa, profilata e interlinkata al suo interno.

Un ultimo spunto: i servizi di carsharing/carpooling sono in crescita ma la crescita e’ molto lenta e principalmente per una grossa barriera: la fiducia! Uno dei grossi limiti di questi servizi e’ che si fa fatica ad ottenere informazioni sulla persona con cui si condividera’ il viaggio e dunque ad ottenere il livello di fiducia necessario a chiudere l’accordo.

Ma se la persona con cui dovro’ condividere il viaggio fosse un amico di un mio amico? Se io potessi sincronizzare il mio profilo Facebook con il servizio di carsharing e scoprire che la persona che offre il passaggio e’ un mio contatto di terzo livello (amico di amico) sarei un po’ piu’ fiduciosa o no? Per non parlare del fatto che proprio l’amico che abbiamo in comune potrebbe garantire per entrambi… Nel mondo dell’off-line queste cose avvengono tutti i giorni in maniera totalmente naturale ed e’ grazie a questi meccanismi che le cerchie della fiducia nascono, si allargano, si modificano e si rinforzano.

Tocca a voi ora immaginare tutti i potenziali servizi in cui la rete dei social puo’ aiutare ad abbattere le barriere all’utilizzo e creare fiducia tra gli utenti! 🙂

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One Comment on “Psicologia e fiducia: le cerchie sociali come strumento al servizio del business”

  1. Raffaele Galano ha detto:

    Ne parlavo casualmente con un collega ieri… possibile che non ci sia un sito che già sfrutta questo “layer” sociale per il carpooling? In Italia non ci sembra.

    Etzy lo consiglio anch’io a tutti, merita un giro: è molto più facile rispetto al web e ad ebay trovare oggetti realizzati a mano assolutamente originali e costi normali, a volte anche bassi. 🙂


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